Si scende

Pannelli solari sugli yak

La discesa: pannelli solari sugli yak

[di Vittorio Cogliati Dezza]

Oggi si scende. Torniamo a Pheriche, a 4250 mt, dove ormai respireremo con tutta tranquillità, e salire le scale non ci farà venire il fiatone.
Come sempre in questi casi rientrare scatena emozioni controverse. La bellezza che ci ha premiato in questi giorni è un patrimonio personale, un’esperienza che vorresti continuare all’infinito. Da un lato. Dall’altro l’organizzazione quotidiana delle più semplici e banali attività è faticosa e stancante, difficile da proseguire a lungo. Anche se questa volta non aver fatto un trekking in tenda, ma sempre e solo dormendo nei lodge, con i confort essenziali, con l’elettricità sempre, con una cucina quasi sempre accettabile, dormendo in letti normali, rappresenta una comodità a cui non eravamo abituati. Nonostante ciò tornare alla nostra vituperata civiltà ha qualche vantaggio! Continua a leggere

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Arrivo alla Piramide CNR: un’eccellenza italiana

arrivoPiramide

[di Vittorio Cogliati Dezza]

Domenica 6 ottobre: finalmente siamo alla Piramide del CNR, con tutte le batterie e i pannelli solari, un successo per Cobat e EvK2CNR.
Dopo 6 ore circa di cammino e 900 mt di dislivello, quando a 5050 mt appare la Piramide italiana fa davvero un grande effetto, ancor di più entrare e trovare pronta una pasta cotta al punto giusto! Anche questa è un’esperienza d’eccellenza italiana.

Oggi è grande festa anche perché finalmente il monsone ci ha dato tregua e camminando verso la Piramide (che poi è lo stesso percorso al campo base dell’Everest, tranne che, dopo il villaggio di Lobuche (4930 mt) si prende una valletta laterale e la si percorre per 10 minuti) si intravedono le grandi cime che con sempre più coraggio giocano a nascondino con le nuvole e di tanto in tanto si fanno vedere in tutta la loro potenza. Pareti verticali, creste mozzafiato, seracchi in agguato, ghiacciai pensili.

Siamo in Himalaya, ora si capisce.

E a terra genzianelle più grandi e più pallide delle nostre e stelle alpine un po’ più scure. E qualche bottiglia di plastica fuori posto. Io ho raccolto anche una batteria stilo.
A sera la maestosa piramide del Pumori (7100 mt), arrossata dal sole al tramonto, ci regala uno straordinario gioco degli specchi ed un paradossale rinvio con la Piramide CNR.

I nostri compagni di viaggio: COBAT e EvK2CNR

L’inquinamento domestico e lo sterco di yak

StercodiYak

di [Vittorio Cogliati Dezza]

Sabato da dimenticare: una giornata di fitta pioggia insistente, abbiamo camminato per otto ore sotto la pioggia, grandi cime in sciopero, panorami appenninici, attraversando un bel bosco. Se non fosse stato per i rododendri giganti (qui sono alberi, non cespugli) e i ginepri, sembrava di attraversare le foreste casentinesi.
Arrivando al villaggio di Pangboche (3860 mt) colpisce, nei campi dissodati e deserti, la presenza di due donne chine a raccogliere patate.
Più avanti scopriamo su un muro di pietra una lunga serie di “frittate” di sterco di yak, il principale combustibile per riscaldamento e cottura dei cibi. Con effetti disastrosi sull’inquinamento domestico, in case che non hanno il camino.
Finalmente arriviamo al lodge di Pheriche (4250 mt) e ci consoliamo con un ottimo cibo.

 

In marcia: il villaggio di Tengboche

Tengboche

[di Vittorio Cogliati Dezza]

La tappa di oggi, la prima, è abbastanza impegnativa. Si sale ripidamente a 3550, poi si scende a 3250 e si sale ancora al villaggio minuscolo (ma con un’ottima pasticceria!!!) di Tengboche a 3870 metri.
Arrivati qui sbattiamo contro un altro contrasto di questa valle.
Appena varcato il Kani (la tradizionale porta di ingresso al villaggio) ci si para davanti, oltre le bandiere colorate delle preghiere buddiste, un’antenna della telefonia mobile, proprio di fronte al più importante monastero della valle, guidato da un discendente del lama che l’ha fondato, la più importante autorità religiosa di tutta questa zona del Nepal. Non a caso, dopo che circa 20 fa il monastero bruciò completamente, é stato ricostruito in pochi anni con offerte da più parti del mondo.
Abbiamo anche avuto un incontro con il Lama, che a lungo ci ha parlato dell’opera per la pace nel mondo che sta intentando il Dalai Lama. Poi abbiamo assistito ad una suggestiva cerimonia religiosa dei monaci.
Alla fine ci andiamo a consolare della mancata vista dei grandi 8000 che sovrastano la valle, rigidamente e completamente nascosti dalle nuvole, nella pasticceria con strudel e apple pie. Straordinarie. La fama della pasticceria è tutta meritata.

La gestione dei rifiuti nella valle degli sherpa

raccolta_differenziata

[di Vittorio Cogliati Dezza]

Finalmente ci muoviamo verso la Piramide del CNR. Una carovana di 6 yak, 3 jopkyo (un incrocio tra mucche e yak) e 50 portatori trasporta le nuove batterie (ognuna pesa 45 kg!) e i pannelli solari, ultima tranche dell’operazione Cobat – EvK2CNR.

Come sempre ci muoviamo in un clima londinese: cielo coperto, possibilità di pioggia da un momento all’altro, nuvole basse.

Lungo il percorso scopro un’altra novità di questa valle: ai lati del sentiero alcuni box in pietra per la raccolta differenziata, in un settore vetro e alluminio, in un altro carta e plastica. È la prima volta che incrociamo la raccolta differenziata, a Kathmandu non se ne parla proprio. Parlando con la guida scopro così che a Namche Bazar c’è un piccolo Inceneritore che brucia 100/150 kg di rifiuti al giorno, con un 5% di residuo-ceneri, pari a 2 metri cubi ogni 30 giorni. Vetro e allumino vengono portati a Kathmandu (probabilmente per finire in discarica), la plastica non ho capito che fine fa!

Ma questo è solo un piccolo passo avanti per la valle degli sherpa. Unito al fatto che oggi le spedizioni che si stazionano all’affollato campo base dell’Everest pagano il Parco Nazionale del Sagarmatha (nome nepalese dell’Everest) per far portar via i rifiuti. Ma in una valle dove passano per più giorni 20000 turisti e con 6000 residenti, il problema della gestione dei rifiuti è lontano dalla soluzione.

Nella valle degli sherpa

Khumjung

[di Vittorio Cogliati Dezza]

La coda del monsone continua imperterrita a far piovere, infischiandosene dei tempi delle stagioni. Anche in Nepal non ci son più le stagioni d’una volta.

Così, sotto una pioggerellina irlandese, siamo saliti, per acclimatarci, al villaggio di Khomjung a 3800 metri. Entriamo nel cuore della valle degli Sherpa. Un popolo che ha dato il nome ad una professione dai confini molto ampi visto che si chiamano comunemente così i portatori nelle spedizioni e, per traslazione metaforica, i preparatori delle conferenze internazionali. Gli sherpa arrivarono dal Tibet nel Khumbu circa 500 anni fa, di religione buddista, rimasero autonomi fino a metà 800, poi il regno del Nepal cominciò a estendere il suo controllo anche su queste terre.
Pillole di storia che ci raccontano le difficoltà di collegamento con Kathmandu, che continuano tutt’oggi. Infatti, come abbiamo vissuto in prima persona, c’è solo un aereo che vola quando può, in alternativa 6 giorni di cammino (gli sherpa in realtà ce ne mettono 4) per trovare il primo pullman per Kathmandu. Continua a leggere

Falsa partenza

[di Vittorio Cogliati Dezza]

Oggi il cielo grigio che pesa sopra Kathmandu non lascia spazio alla speranza di partire. Alle 5,30 del mattino siamo già in aeroporto, ma non c’è niente da fare. Il piccolo aereo che ci dovrebbe portare a Lukla, dove dovremmo atterrare nell’aeroporto che da più parti viene indicato come tra i più pericolosi del mondo, non può proprio decollare perché non c’è visibilità sufficiente. Se ne riparla domani. Speriamo bene!

 

I nostri compagni di viaggio: COBAT e EvK2CNR