Il rientro: saluto al Nepal, un paese di grande civiltà

Festa del Dasain a Kathmandu

Festa del Dasain a Kathmandu

[di Vittorio Cogliati Dezza]

C’è voluta una settimana di vita italiana, con i suoi tempi frenetici e le mille cose da fare sempre in agguato, per ritagliarsi due minuti a tornare con il pensiero sulla spedizione in Nepal.

Avevo interrotto il racconto alla fine della tappa di rientro a Pheriche. Da qui, i tempi ridotti dalla coda del monsone ci hanno costretto a tagliare qualche tappa in discesa, da Pheriche andiamo in elicottero a Lukla, da lì in aereo a Kathmandu, che ci accoglie con tutte le sue contraddizioni e un po’ di caos in meno perché capitiamo nei giorni della principale festa indù del Dasain, che dura 10 giorni, e tutto rallenta. Una festa straordinaria, a cui partecipano tutti, anche chi è di altra religione, soprattutto i buddisti.
Per essere il paese più povero dell’Asia, il Nepal detta a tutti, orientali ed occidentali, una grande lezione di civiltà.

Difficile raccogliere in due righe un’esperienza dove si sono toccate con mano la grande spiritualità e la storica cultura delle tante etnie che compongono il Nepal moderno, ma sempre dentro il tracciato della cultura buddista ed indù, insieme alla certezza che le nuove tecnologie energetiche aprono prospettive insperate ad impatto ambientale zero, anche, e soprattutto, per i paesi finora esclusi dal benessere. Il tutto nello scenario di montagne incredibilmente GRANDI, i famosi 8000.

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Si scende

Pannelli solari sugli yak

La discesa: pannelli solari sugli yak

[di Vittorio Cogliati Dezza]

Oggi si scende. Torniamo a Pheriche, a 4250 mt, dove ormai respireremo con tutta tranquillità, e salire le scale non ci farà venire il fiatone.
Come sempre in questi casi rientrare scatena emozioni controverse. La bellezza che ci ha premiato in questi giorni è un patrimonio personale, un’esperienza che vorresti continuare all’infinito. Da un lato. Dall’altro l’organizzazione quotidiana delle più semplici e banali attività è faticosa e stancante, difficile da proseguire a lungo. Anche se questa volta non aver fatto un trekking in tenda, ma sempre e solo dormendo nei lodge, con i confort essenziali, con l’elettricità sempre, con una cucina quasi sempre accettabile, dormendo in letti normali, rappresenta una comodità a cui non eravamo abituati. Nonostante ciò tornare alla nostra vituperata civiltà ha qualche vantaggio! Continua a leggere

Rifiuti in alta quota: un problema di inquinamento culturale

Immondizia sul Kala Pattar

[di Vittorio Cogliati Dezza]

Ieri ho regalato ad Agostino da Pollenza, che con Ardito Desio si è inventato il progetto Piramide, e oggi presiede EvK2CNR, e a Giampietro Verza, che governa la Piramide, due oggetti: una bottiglia di plastica ed un blister di farmaci, trovati in cima al Kala Pattar. Letteralmente in cima. Davvero due oggetti estranei in quel contesto. Così ho pensato di farne un regalo come “monumento alla stupidità”, che per contrappunto può ben trovare posto in una bacheca dentro la Piramide, vero monumento all’intelligenza.

Poi, scendendo dal Kala Pattar, preso dall’entusiasmo (si fa per dire) di quel primo ritrovamento, ho cominciato a raccogliere i rifiuti che attiravano il mio sguardo, entro un metro a destra e a sinistra del cammino, per evidenti differenze di colore e forma rispetto all’ambiente che attraversavo. Così, oltre ad un bel esercizio di piegamenti ripetuti, ho cominciato a riempirmi le tasche di ogni sorta di carte, pacchetti di sigarette, bustine di merendine, lattine, plastiche, ecc. Quando le mie tasche erano piene (anche in senso metaforico) ho trovato una bella busta rosa shocking che ho immediatamente riempito anche con altri rifiuti più ingombrati che ho avuto la fortuna (!!!) di trovare.

Messa così sembra una questione un po’ moralistica, ma in realtà l’ho fatto per due motivi, uno perché mi dà fastidio non reagire di fronte a queste offese, due perché penso che sia un vero problema di inquinamento culturale. Non capire che trattar male un territorio così è un’offesa all’intelligenza di chi quegli atti compie (se sono turisti) o segno di pericolose abitudini (se sono abitanti della valle) è un elemento preoccupante. Certo, c’è da dire che il Sagharmata National Park si è dato da fare, sia al campo base con nuove regole per le spedizioni sull’Everest, sia lungo i sentieri. Ma le abitudini della gente dimostrano che qui si fa fatica a capire che l’Himalaya, parafrasando una frase che da noi va di moda, è il petrolio del Nepal, per il turismo, per l’acqua e per l’energia. Un paese che è il più povero dell’Asia e che già oggi viaggia a tre o quattro velocità diverse. Bene o male la valle degli sherpa fa parte della parte che viaggia meglio.

Venendo ad oggi, in una giornata di riposo, in mattinata siamo saliti a 5400 mt sul versante della montagna alle spalle della Piramide. Prima ad uno stupendo laghetto che fornisce acqua potabile agli operatori, poi, lungo una ripida cresta, ad un chorten (piccolo monumento buddista in pietra) con le sue bandiere di preghiera. Anche qui spettacolare il panorama: all’Everest , al Nuptse e al Pumori si aggiunge in lontananza il Makalù.
Al rientro un’ottima pasta al ragù! Niente male!!!

Nel pomeriggio abbiamo festeggiato la messa in sede dell’ultimo pannello solare: per Cobat ed EvK2CNR opera compiuta, per noi di Legambiente la soddisfazione di vedere che le nostre teorie sono molto reali, le energie rinnovabili dimostrano tutta la loro potenza anche nei territori più disagiati, quelli che possono cominciare a pensare di saltare un’intera fase dello sviluppo, quello delle grandi infrastrutture energetiche.

Domani si comincia a scendere a valle.

La salita al Kala Pattar, tra i giganti del mondo

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[di Vittorio Cogliati Dezza]

Difficile trovare le parole, salvarsi dalla retorica e provare a comunicare qualche sensazione che noi abbiamo provato sul posto.
Oggi è una giornata irripetibile. Non c’è spazio per analisi e riflessioni sugli aspetti ambientali o sociali.
Non è solo un vecchio desiderio nel cassetto che si realizza. È il modo in cui è successo. Continua a leggere

La Piramide CNR: ricerca in alta quota

Piramide CNR sull'Everest

[di Vittorio Cogliati Dezza]

Giornata spettacolare, tempo splendido, l’Himalaya si presenta in tutto la sua imponente bellezza. Capisci perché la montagna risveglia in noi echi profondi e sensazioni illuminanti. Senza parole.

Approfittiamo della giornata di acclimatamento all’altitudine per conoscere meglio la Piramide. Un progetto pensato alla fine degli anni Ottanta da Ardito Desio (il capo spedizione della conquista del K2) e Agostino da Pollenza, tutt’oggi a capo del progetto EvK2CNR, entro cui rientra anche il lavoro della Piramide. Dopo un primo tentativo di impiantarla sul versante cinese, abortito per questioni di opportunità diplomatica, la Piramide venne collocata in una valletta laterale rispetto al ghiacciaio del Khumbu, munita di acqua rifornita da un laghetto, e sopra i 5000 mt. Per costruirla partirono 20 container per nave, caricati poi su camion a Calcutta, quindi a Khatmandu e poi all’imbocco della vale che sale a Lukla. Da qui a spalla con centinaia di portatori.  Continua a leggere

Arrivo alla Piramide CNR: un’eccellenza italiana

arrivoPiramide

[di Vittorio Cogliati Dezza]

Domenica 6 ottobre: finalmente siamo alla Piramide del CNR, con tutte le batterie e i pannelli solari, un successo per Cobat e EvK2CNR.
Dopo 6 ore circa di cammino e 900 mt di dislivello, quando a 5050 mt appare la Piramide italiana fa davvero un grande effetto, ancor di più entrare e trovare pronta una pasta cotta al punto giusto! Anche questa è un’esperienza d’eccellenza italiana.

Oggi è grande festa anche perché finalmente il monsone ci ha dato tregua e camminando verso la Piramide (che poi è lo stesso percorso al campo base dell’Everest, tranne che, dopo il villaggio di Lobuche (4930 mt) si prende una valletta laterale e la si percorre per 10 minuti) si intravedono le grandi cime che con sempre più coraggio giocano a nascondino con le nuvole e di tanto in tanto si fanno vedere in tutta la loro potenza. Pareti verticali, creste mozzafiato, seracchi in agguato, ghiacciai pensili.

Siamo in Himalaya, ora si capisce.

E a terra genzianelle più grandi e più pallide delle nostre e stelle alpine un po’ più scure. E qualche bottiglia di plastica fuori posto. Io ho raccolto anche una batteria stilo.
A sera la maestosa piramide del Pumori (7100 mt), arrossata dal sole al tramonto, ci regala uno straordinario gioco degli specchi ed un paradossale rinvio con la Piramide CNR.

I nostri compagni di viaggio: COBAT e EvK2CNR

L’inquinamento domestico e lo sterco di yak

StercodiYak

di [Vittorio Cogliati Dezza]

Sabato da dimenticare: una giornata di fitta pioggia insistente, abbiamo camminato per otto ore sotto la pioggia, grandi cime in sciopero, panorami appenninici, attraversando un bel bosco. Se non fosse stato per i rododendri giganti (qui sono alberi, non cespugli) e i ginepri, sembrava di attraversare le foreste casentinesi.
Arrivando al villaggio di Pangboche (3860 mt) colpisce, nei campi dissodati e deserti, la presenza di due donne chine a raccogliere patate.
Più avanti scopriamo su un muro di pietra una lunga serie di “frittate” di sterco di yak, il principale combustibile per riscaldamento e cottura dei cibi. Con effetti disastrosi sull’inquinamento domestico, in case che non hanno il camino.
Finalmente arriviamo al lodge di Pheriche (4250 mt) e ci consoliamo con un ottimo cibo.