Berlino, 100.000 contro l’atomo

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Nell’era della Green economy quella dell’atomo è un’industria sul viale del tramonto e allungare la vita delle centrali nucleari come deciso dal governo Merkel sarebbe un’operazione di vero e proprio accanimento terapeutico. A maggior ragione in un Paese come la Germania, leader mondiale nello sviluppo delle rinnovabili grazie alle politiche energetiche avviate nei primi anni 2000.

Così la pensa Legambiente, che sabato 18 settembre è scesa in piazza a Berlino in adesione alla manifestazione di protesta organizzata dall’associazione antinuclearista Ausgestrahlt contro la decisione del governo tedesco di prolungare la vita degli impianti atomici, per evitare un aumento ulteriore delle scorie nucleari e proseguire nelle operazioni di chiusura delle centrali avviate negli ultimi anni.

“La stessa Agenzia federale tedesca per l’ambiente, per bocca del suo presidente, ha recentemente dichiarato che esistono in Germania le condizioni per produrre il 100% di elettricità da rinnovabili entro il 2050 – dichiara Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente -. La scelta della Cancelliera si spiega, quindi, solo nell’ottica di un regalo alla lobby dell’atomo, che, se la proposta verrà approvata dal Parlamento, continuerà a fare grandi utili, rimandando le costose operazioni di smantellamento degli impianti e di smaltimento delle scorie prodotte”.

Durante la manifestazione la delegazione di Legambiente ha contribuito alla realizzazione di un finto deposito di rifiuti radioattivi all’interno del quartiere governativo di Berlino con un fusto di scorie made in Italy. “L’occasione – conclude Stefano Ciafani – per ricordare all’opinione pubblica che il governo Berlusconi vuole rifilare agli italiani il ‘bidone’ del reattore francese Epr di ultima generazione che, contrariamente a quanto sostiene la propaganda nuclearista, non ha risolto nessuno dei problemi storici del nucleare, come i costi, la produzione delle scorie e il rischio di incidenti. Invece di proseguire nel velleitario progetto di ritorno del nucleare in Italia, che scatenerebbe inevitabilmente grandi conflitti istituzionali e sociali sul territorio, il governo italiano dovrebbe lavorare per rendere più efficiente e moderno il sistema energetico nazionale, coinvolgendo anche il settore dei trasporti, dell’industria e dell’edilizia, e consolidare lo sviluppo delle rinnovabili che negli ultimi anni ha finalmente riguardato anche il nostro Paese e che rischia di arenarsi con la riapertura di nuove centrali atomiche”.

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