Copenaghen flop

Impegni volontari e su base nazionale, senza verifica né scadenze. Il vertice si chiude con un accordo che delude le speranze del mondo. I cambiamenti climatici però non si fermano. E nemmeno il processo per un trattato vincolante

da Copenaghen 

EDOARDO ZANCHINI

La più importante, partecipata, disorganizzata conferenza delle Nazioni Unite non è riuscita a dare al Mondo la risposta che si aspettava per fermare i cambiamenti climatici. Dopo due settimane di discussione con l’intervento di 120 tra Capi di Stato e di Governo, la distanza tra le posizioni dei diversi Paesi si è rivelata alla fine incolmabile sui punti più delicati di trattativa. E solo nelle ultime ore si è scongiurata una rottura completa delle trattative che avrebbe riportato la discussione indietro di 20 anni. L’accordo uscito dal vertice non è la risposta che serve alla crisi climatica: gli impegni di riduzione sono solo volontari e su base nazionale, ed è tutto rinviato per quanto riguarda lo stabilire metodi di controllo e verifica di tali riduzioni e le scadenze precise per la sottoscrizione di un trattato internazionale.

Eppure mai il mondo era stato così vicino a un accordo internazionale che avrebbe permesso di superare il Protocollo di Kyoto nel fissare nuovi e più ambiziosi obiettivi per tutti i Paesi e nel sostegno finanziario agli interventi di mitigazione e adattamento nei Paesi poveri sia nel breve che nel medio periodo. Tutte queste decisioni sono rinviate, si spera al prossimo vertice di Bonn con la speranza di affrontare e risolvere finalmente i punti più delicati. Nel frattempo però il cambiamento climatico non si ferma, anzi obbliga a lavorare con ancora maggiore impegno per arrivare finalmente a un accordo vincolante che spinga le soluzioni capaci di dare risposte per i cittadini delle diverse parti del Pianeta.

Ma la Conferenza di Copenaghen sarà ricordata anche per altri due motivi. Il primo è il salto di scala delle questioni ambientali. Attraverso la chiave del clima sono state come mai nella storia al centro dell’agenda politica internazionale, con un dibattito che ha visto tutti i Governi presentarsi alla Conferenza con obiettivi e politiche nazionali per la riduzione delle emissioni. Il secondo è la straordinaria partecipazione della società civile internazionale alla Conferenza: oltre 35mila persone che hanno raggiunto la Capitale danese, una variegata partecipazione di organizzazioni ambientaliste e sociali dalle più diverse parti del Mondo che ha promosso centinaia di appuntamenti e iniziative, e che però sono stati tenuti proprio negli ultimi e più decisivi giorni fuori dal vertice.

Dobbiamo ripartire da qui come Legambiente per guardare alla situazione italiana, per capire come far uscire il nostro Paese dall’incredibile isolamento nel modo in cui elude la questione climatica confermato anche dall’atteggiamento avuto dal Governo durante il vertice. Per farlo dovremo lavorare con ancora maggiore impegno per mostrare come questa direzione di rotta sia nell’interesse dell’Italia e dei suoi cittadini, oltre che un’occasione per muovere un cambiamento che può aiutarci a uscire dalla crisi e guardare con più ottimismo al futuro.

Fonte: La Nuova Ecologia

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Clima, chiude il Vertice Onu

Legambiente: “A Copenaghen persa un’occasione storica”. “La lotta ai cambiamenti climatici non può tollerare ulteriori ritardi . A Bonn finalmente impegni vincolanti”. “E’ stata persa un’occasione storica”. Così Edoardo Zanchini, responsabile energia e clima di Legambiente, ha commentato l’esito del vertice Onu sul clima conclusosi nella notte a Copenaghen. “L’accordo raggiunto non risponde alla crisi climatica che aveva spinto 115 capi di Stato e di Governo a venire a Copenaghen sotto la pressione di una grande mobilitazione di cittadini di tutto il mondo. Non si è arrivati a impegni vincolanti in materia di riduzione delle emissioni di gas serra, di controllo e verifica di tali riduzioni e a scadenze precise per la sottoscrizione di un trattato internazionale. Purtroppo i leader politici non sono stati all’altezza della sfida, nonostante due anni di trattative, lanciate a Bali a dicembre 2007, e benché negli ultimi giorni fossero stati fatti passi avanti in materia di sostegno finanziario agli interventi di mitigazione e adattamento nei Paesi poveri, sia nel breve che nel medio periodo “.
“La crisi climatica sta accelerando, come è emerso dagli ultimi dati presentati nella Conferenza dal Panel scientifico delle Nazioni Unite (IPCC) – ha aggiunto Zanchini -. Sarebbe catastrofico aprire una ennesima fase di riflessione e ripensamento, è necessaria una forte reazione che conduca a un accordo vincolante nella conferenza di Bonn, proposta da Merkel e Sarkozy entro giugno prossimo.
Ma la Conferenza di Copenaghen è stata anche un appuntamento di grande mobilitazione della società civile, con decine di migliaia di persone accreditate, centinaia di organizzazioni ambientali e sociali da ogni parte del Mondo, a dimostrazione della preoccupazione dei cittadini del mondo per le conseguenze del riscaldamento del pianeta. Legambiente si impegnerà perché tra i cittadini e tra le imprese cresca la consapevolezza della sfida e affinché il governo italiano svolga finalmente un ruolo di avanguardia e non di ostacolo nei negoziati, come è apparso evidente in questi giorni a Copenaghen”.